Panoramica e Importanza del Nodo di Attacco a Terra
L’attacco a terra è il punto di connessione tra le fondazioni in calcestruzzo e la parete portante in legno di un edificio. Si tratta di un nodo costruttivo cruciale per garantire durabilità e salubrità della costruzione in legno, in quanto il peggior nemico del legno è l’acqua. Per evitare marcescenza e degrado, il legno non deve mai stare a contatto diretto col terreno umido, ma va tenuto distanziato e protetto dall’umidità risalente.
Martelli Daniele
1/15/202613 min read


L’attacco a terra è il punto di connessione tra le fondazioni in calcestruzzo e la parete portante in legno di un edificio. Si tratta di un nodo costruttivo cruciale per garantire durabilità e salubrità della costruzione in legno, in quanto il peggior nemico del legno è l’acqua. Per evitare marcescenza e degrado, il legno non deve mai stare a contatto diretto col terreno umido, ma va tenuto distanziato e protetto dall’umidità risalente. Ciò si ottiene sollevando la parete in legno su un cordolo o platea in cemento armato e interponendo adeguati strati impermeabilizzanti. In questo modo si scongiurano infiltrazioni, risalite capillari e ponti termici, assicurando che la base della parete rimanga asciutta e isolata nel tempo. Un corretto dettaglio di attacco a terra, inoltre, migliora l’efficienza energetica dell’edificio (eliminando dispersioni termiche dal pavimento) e previene problemi di muffe negli ambienti interni.
Nell’immagine soprastante sono evidenziati i principali elementi che compongono il nodo a terra in una costruzione a telaio di legno. Di seguito analizziamo strato per strato la stratigrafia corretta, mettendo in evidenza i punti critici e le soluzioni adottate per ciascun componente.
Fondazioni in Calcestruzzo e Platea Armata su Vespaio Aerato
Le fondazioni di una casa in legno prefabbricata sono generalmente realizzate in calcestruzzo armato e costituiscono la base solida su cui poggia l’intera struttura. In molti casi si adotta una platea (ossia una soletta di fondazione estesa) in cemento armato di spessore adeguato (tipicamente 15–20 cm) con rete elettrosaldata di armatura al suo interno. La platea distribuisce uniformemente i carichi a terra ed evita cedimenti differenziali. All’interno della platea, immersa nel getto, è presente una rete elettrosaldata in acciaio che conferisce resistenza strutturale e lega il calcestruzzo (funge da armatura); questa rete viene posata prima del getto e garantisce che la platea sia effettivamente in cemento armato (CA).
Sotto la platea di fondazione è fondamentale prevedere un vespaio aerato, ovvero un’intercapedine ventilata o strato drenante che isoli la struttura dal terreno. Questo vespaio può essere realizzato in due modi principali:
Vespaio con elementi a perdere (igloo): si posano casseri modulari in plastica (tipo Iglù®) sopra un magrone di pulizia, poi si getta la platea in calcestruzzo sopra di essi. Gli igloo creano un vuoto sanitario continuo sotto il pavimento, ventilato tramite bocchette esterne, che interrompe la risalita dell’umidità e disperde gas radon. L’aria circola nei canali formati dagli igloo sfruttando l’effetto camino, impedendo accumulo di umidità e gas nocivi. Questo sistema crea una camera d’aria isolante sotto la soletta e migliora anche l’isolamento termico naturale del pavimento. L’altezza del vespaio aerato può variare (tipicamente 20–50 cm); bocchette con griglie vengono disposte contrapposte sui muri perimetrali per garantire ventilazione continua.
Vespaio in ghiaia drenante (pietrame): in alternativa agli igloo si può realizzare un vespaio “tradizionale” con uno strato di pietrame grossolano e ghiaia compattata. Tipicamente si stendono ~25–30 cm di ghiaione di cava stabilizzato (a granulometria grossa) e sopra 8–10 cm di ghiaia più fine. All’interno di questo strato drenante vengono posate tubazioni forate di drenaggio collegate all’esterno, che raccolgono e allontanano l’eventuale acqua accumulatasi sotto la platea. Inoltre, si possono collegare queste tubazioni a un pozzetto ispezionabile dotato di pompa sommersa per espellere acqua in caso di falda alta o accumuli eccessivi. Il vespaio in ghiaia svolge funzione sia di barriera capillare contro l’umidità (grazie agli spazi vuoti tra gli inerti che interrompono la risalita dell’acqua), sia di sottofondo drenante per evitare ristagni sotto la fondazione.
In entrambi i casi, l’uso di un vespaio aerato è altamente consigliato: mantiene la platea asciutta e separata dal terreno, prevenendo l’umidità di risalita e proteggendo il legno alla base delle pareti. Inoltre, migliora l’efficienza energetica riducendo la dispersione di calore verso il suolo e contribuisce al comfort igrotermico degli ambienti (pavimenti meno freddi e ambiente più salubre).
Barriera al Vapore orizzontale sotto la Platea
All’interno della stratigrafia di base va inserita una barriera al vapore orizzontale, la cui funzione è impedire completamente il passaggio di vapore acqueo e umidità dal terreno al solaio. Questa barriera consiste in genere in un foglio continuo di materiale impermeabile (ad esempio polietilene robusto, PVC o tessuto bituminoso) posato sotto la platea o immediatamente al di sotto del massetto, per bloccare l’umidità di risalita per capillarità.
Nel caso di vespaio aerato con igloo, spesso si stende un telo di polietilene sul terreno prima di gettare il magrone e posare i casseri a perdere, così da fungere da barriera vapore/anti-radon sotto la futura soletta. In soluzioni con isolamento sotto la platea (es. pannelli di vetro cellulare o XPS posati a pavimento), la barriera al vapore può essere posta sopra lo strato isolante per proteggere l’isolante stesso dall’umidità del getto di calcestruzzo. È fondamentale garantire la continuità di questa membrana orizzontale, soprattutto in corrispondenza dei bordi: come vedremo, dovrà risvoltare verso l’alto in prossimità del perimetro, per raccordarsi con l’impermeabilizzazione verticale della parete. Una posa corretta prevede di sormontare e sigillare i giunti tra teli, in modo da ottenere uno strato continuo sotto tutta la superficie della platea.
In alcuni dettagli costruttivi moderni, la barriera al vapore orizzontale è collocata sopra lo strato isolante interno, immediatamente sotto il massetto: ciò serve sia come freno al vapore proveniente dal basso, sia come strato di tenuta all’aria del pacchetto pavimento (VCL – Vapour Control Layer). Questa soluzione è stata adottata, ad esempio, negli aggiornamenti normativi per case ad alta efficienza energetica, posizionando il foglio impermeabile tra isolante termico e massetto. L’importante è che vi sia almeno uno strato continuo impermeabile a interrompere la risalita di umidità: sia esso sotto il calcestruzzo o sopra l’isolante, deve collegarsi alle guaine verticali per assicurare una completa tenuta.
Guaina Bituminosa Impermeabilizzante (D.P.C.)
Proprio in corrispondenza del giunto tra fondazione in cemento e parete in legno si colloca una guaina bituminosa impermeabile, che funge da D.P.C. (damp proof course, ossia strato di sbarramento all’umidità). Questo strato è generalmente una membrana bituminosa ardesiata o elastomerica, applicata sopra il cordolo di fondazione e risvoltata sulle sue superfici laterali. La guaina impedisce all’umidità presente nel calcestruzzo (o proveniente dal terreno) di risalire per capillarità nel legno.
Nel nostro caso, la parete prefabbricata in legno poggia sul cordolo in C.A. ed è completamente isolata da esso mediante la guaina bituminosa interposta. Inoltre, la membrana viene prolungata in verticale: dall’attacco a terra la guaina sale lungo la parete in legno per circa 50 cm dal piano di fondazione. In pratica, la guaina bituminosa orizzontale sul piano della platea viene saldata e continuata su per il lato della parete, avvolgendo i primi 50 cm del pannello ligneo. Questo accorgimento garantisce che anche spruzzi d’acqua, umidità esterna o eventuali allagamenti non possano entrare in contatto col legno nella zona più bassa. La porzione verticale di guaina verrà poi coperta dal cappotto esterno, ma resta fondamentale per tenere asciutto il piede della parete.
Dal lato esterno, la guaina bituminosa verticale si prolunga idealmente anche verso il basso, andando a coprire la parte interrata della fondazione. Spesso si impermeabilizzano le superfici esterne del cordolo/platea con guaine bituminose autoadesive o a fiamma, fino all’altezza del piano di campagna, per proteggere il calcestruzzo dall’acqua del terreno. In cantiere, occorre porre attenzione alla continuità tra la guaina orizzontale e quella verticale: queste devono sovrapporsi e sigillarsi tra loro, creando un’unica “vasca” impermeabile alla base della parete.
Riassumendo, la membrana bituminosa funge da cintura impermeabile attorno al perimetro della casa in legno: orizzontalmente sotto la parete e verticalmente sui primi centimetri, così da sbarrare la strada a qualsiasi infiltrazione d’acqua verso gli elementi lignei. È un dettaglio semplice ma vitale per la durabilità dell’edificio, da realizzare senza soluzione di continuità.
Isolamento Termico del Nodo di Base
Un’altra componente fondamentale è il pacchetto isolante termico previsto a livello della pavimentazione e delle pareti basse, per eliminare i ponti termici verso il terreno. Ci sono più modalità per inserire l’isolante termico nel nodo di attacco a terra, e spesso si utilizzano in combinazione:
Isolamento sotto o sopra la platea: In edifici ad alta efficienza, si può inserire uno spesso strato di materiale isolante resistente ai carichi sotto la platea di fondazione (ad esempio ghiaia di vetro cellulare, pannelli di polistirene estruso XPS ad alta densità, schiume poliuretaniche, etc.). Nell’esempio del vetro cellulare, questo materiale granulare isolante può essere steso e compattato sul terreno prima del getto, fungendo sia da isolante che da materiale di riempimento strutturale. In alternativa, se l’isolante non è posto sotto il calcestruzzo, lo si colloca sopra la platea, all’interno del pacchetto di pavimentazione. La soluzione corrente (come nel dettaglio Grosso Legno) prevede di posare uno strato di coibentazione termica direttamente sulla fondazione in calcestruzzo, prima di gettare il massetto. Tipicamente si usano pannelli rigidi in XPS o EPS ad alta resistenza, oppure poliuretano, dello spessore di 5–10 cm (o maggiore in case passive). Questo strato riduce le dispersioni dal pavimento verso il terreno freddo.
Isolamento alla base della parete esterna: Per garantire continuità all’isolamento termico, è prassi applicare un pannello isolante lungo il piede esterno della parete, cioè sulla fondazione, dal livello del terreno fin sopra il cordolo. Nel caso specifico, dalla quota del terreno fino a ~50 cm di altezza esterna viene applicato un isolamento in XPS (polistirene estruso), materiale ideale perché insensibile all’acqua. Questi pannelli di XPS all’esterno coprono la guaina bituminosa verticale e proteggono termicamente lo zoccolo della casa, evitando che il freddo del terreno crei un ponte termico in corrispondenza del giunto pavimento-parete. Al di sopra dei 50 cm da terra, l’isolamento a cappotto prosegue con i materiali coibenti standard della facciata (es. pannelli in lana minerale, EPS grafitato, fibra di legno, etc.), fino a completare l’intera parete. In tal modo si ha continuità tra l’isolante del muro e quello previsto sul primo tratto interrato, scongiurando dispersioni localizzate.
Isolamento perimetrale della platea: Un ulteriore accorgimento è isolare il perimetro della platea stessa. Se la fondazione sporge, si possono incollare pannelli isolanti sul bordo esterno della platea (dal piano di campagna fino al piano pavimento) prima di riempire lo scavo. Questo crea un “cappotto basamentale” che avvolge tutto il contorno della fondazione, mantenendo il calcestruzzo il più possibile nella parte calda dell’edificio.
Un dettaglio da curare è la giunzione tra l’isolante orizzontale e quello verticale: idealmente dovrebbero incontrarsi senza interruzioni. Ad esempio, i pannelli di XPS esterni possono proseguire sotto la parete e unirsi con i pannelli isolanti interni sotto il pavimento, garantendo un involucro continuo intorno allo spigolo della struttura. In sintesi, l’intero nodo deve essere pensato per evitare che vi siano elementi strutturali in calcestruzzo non isolati che attraversino l’involucro termico (situazione che creerebbe un ponte termico). Con gli accorgimenti descritti (cappotto esterno anche sul piede, isolante sottopavimento, ecc.), si ottiene un attacco a terra privo di ponti termici e quindi efficiente dal punto di vista energetico.
N.B.: In costruzioni a basso consumo (CasaClima o passive house) lo spessore complessivo del pacchetto di isolamento a pavimento può essere anche molto elevato (20–30 cm o più). In funzione delle prestazioni desiderate, il progettista dimensiona opportunamente questo pacchetto termoisolante di base.
Drenaggio Perimetrale e Tubo Drenante
All’esterno del fabbricato, a livello delle fondamenta, è indispensabile un sistema di drenaggio perimetrale per evitare accumuli d’acqua contro le strutture interrate. Il dettaglio tipico prevede uno scavo attorno alla platea o ai cordoli, riempito con ghiaia grossa drenante e dotato di tubi flessibili forati (dreni) che raccolgono l’acqua e la convogliano lontano. Nel nostro caso, sotto il livello del marciapiede, lungo tutto il perimetro dell’edificio è predisposta una fascia di ghiaione drenante, larga e profonda circa 20 cm. All’interno di questa fascia di ghiaia è posato il tubo drenante forato (solitamente di diametro 80–100 mm), avvolto in un tessuto filtrante geotessile per non intasarsi, e con una pendenza verso i punti di scarico.
Questo strato di ghiaia assolve a due funzioni: da un lato consente di intercettare e smaltire l’acqua piovana che penetra nel terreno vicino alla casa (allontanandola dalla fondazione), dall’altro crea anch’esso uno strato asciutto e ventilato a ridosso del muro interrato. L’acqua raccolta dai tubi drenanti viene tipicamente convogliata in pozzetti ispezionabili posti agli angoli dell’edificio e da lì smaltita verso fognatura o dispersione lontano dall’edificio. È importante che la quota del drenaggio sia leggermente più bassa del piano di appoggio della platea, in modo che il livello dell’acqua nel terreno non raggiunga mai il filo inferiore della fondazione. Inoltre, la ghiaia di drenaggio, essendo grossolana, riempie lo scavo esterno creando un ulteriore cuscino areato attorno al basamento.
In pratica, guardando il dettaglio in sezione verticale, all’esterno vedremo il terreno finito (es. prato o pavimentazione esterna) leggermente inclinato e sotto di esso, a ridosso del muro di fondazione, la zona di ghiaia grossa. Questa viene spesso delimitata verso il terreno da un telo geotessile, per evitare che il terriccio occluda nel tempo gli interstizi della ghiaia. La presenza del drenaggio perimetrale è fondamentale per la durabilità: tenendo asciutti i piedi della costruzione si evitano infiltrazioni in caso di piogge abbondanti, esondazioni o terreno saturo, proteggendo sia il calcestruzzo che il legno.
Massetto di Supporto e Pavimentazione Interna
Sopra lo strato di isolamento termico interno (o direttamente sopra la platea, a seconda della stratigrafia scelta) viene realizzato il massetto di supporto per le finiture interne. In molti casi si adotta un massetto alleggerito o termo-acustico di circa 5–10 cm, soprattutto se al suo interno devono alloggiare impianti (tubi idraulici, corrugati elettrici) o un sistema di riscaldamento a pavimento. Ad esempio, è prassi utilizzare un massetto alleggerito in sabbia e cemento, o in anidrite, oppure pannelli radianti a secco, in modo da ridurre i carichi sulla soletta e migliorare l’isolamento acustico. In casi standard, uno spessore di 6–7 cm di massetto cementizio è sufficiente per incorporare eventuali serpentine di riscaldamento e distribuire i carichi. Prima della posa del massetto, si stende un foglio di separazione (che può coincidere col già citato foglio impermeabile/vapore) e lungo il perimetro si applica una striscia di materiale comprimibile (fascia perimetrale) per assorbire le dilatazioni ed evitare contatti rigidi con le pareti.
Una volta stagionato il massetto, si procede con la pavimentazione interna vera e propria, che costituisce lo strato di finitura calpestabile. Lo spessore e il tipo di pavimento possono variare: ad esempio piastrelle in ceramica o gres porcellanato (spessore ~1 cm) posate su colla, parquet in legno (1–2 cm) posato flottante o incollato, laminati, resine, etc. Nell’ipotesi di piastrelle, uno spessore totale di circa 1–2 cm di pavimento è comune. Complessivamente, il pacchetto massetto + pavimento incide per circa 7–8 cm sull’altezza.
All’interfaccia tra pavimento interno e parete in legno, si cura con attenzione la tenuta all’aria e la continuità della barriera al vapore. Spesso la barriera al vapore orizzontale viene risvoltata in verticale anche sul bordo del massetto e sigillata contro il montante basso della parete o contro la guaina bituminosa già presente. Inoltre, è bene interrompere il massetto in corrispondenza della parete perimetrale (lasciando la citata fascia perimetrale in materiale comprimibile), in modo che il massetto galleggi disaccoppiato e non crei un ponte acustico/termico verso la parete. Il giunto tra pavimento e parete interna viene infine coperto dal battiscopa, dopo che il pavimento è stato posato.
Parete Prefabbricata in Legno e Collegamento alla Fondazione
La parete esterna in legno prefabbricata è l’elemento verticale che chiude l’edificio e trasferisce i carichi al basamento. Nel nostro caso consideriamo una tecnologia a telaio leggero (platform frame), tipica delle case in legno moderne. Questa parete è composta da una struttura intelaiata con montanti e traversi in legno lamellare o massiccio, con interposti pannelli isolanti termoacustici (ad es. lana minerale o fibra di legno) e rivestita da pannelli strutturali (OSB o multistrato) su entrambe le facce per irrigidirla. Sul lato interno, sopra l’OSB strutturale viene spesso applicato un ulteriore strato (ad es. lastre di cartongesso o fibrogesso) come finitura interna e per passaggio impianti. Sul lato esterno invece la parete riceve il cappotto termico e la finitura di facciata.
Al piede della parete in legno, il collegamento alla fondazione avviene tramite un elemento di cordolo o zoccolo. Spesso il primo elemento del muro in legno è una trave di base (detta binder o piastra di base) ancorata meccanicamente al cordolo di cemento armato. Questa piastra di base può essere impregnata in autoclave per resistere all’umidità, ma comunque è separata dal cemento attraverso la guaina impermeabilizzante già descritta. I fissaggi più comuni sono tasselli passanti, barre filettate annegate nel getto di fondazione o staffaggi metallici (angolari, hold-down) opportunamente distribuiti secondo il calcolo strutturale. Ad esempio, si usano piastre angolari in acciaio zincato fissate con tasselli al calcestruzzo e con viti al legno, oppure sistemi avanzati come profili a U in alluminio dedicati all’attacco a terra. Questi dispositivi garantiscono sia l’unione meccanica (trasferimento di carichi verticali e orizzontali) sia il rispetto delle tolleranze di montaggio tra legno e cemento. Nella nostra sezione tecnica, tali elementi di ferramenta non sono disegnati nel dettaglio, ma vanno sempre previsti: sono essenziali per ancorare la parete al solaio di fondazione e assicurare la stabilità sismica e al vento.
Per quanto riguarda la configurazione degli strati al piede della parete, la guaina bituminosa proveniente dalla fondazione risvolta sul lato esterno del pannello in legno, mentre all’interno una eventuale barriera al vapore (posata dietro il rivestimento interno) viene sigillata ermeticamente alla base della parete. L’intonaco esterno del cappotto generalmente parte qualche centimetro sotto la linea del pavimento esterno (marciapiede), proteggendo l’XPS esposto. Può essere opportuno prevedere un rivestimento protettivo dello zoccolo (ad es. uno zoccolino in pietra, piastrelle o intonaco impermeabile chimicamente resistente) per riparare il cappotto in XPS dagli urti e dall’esposizione diretta agli agenti atmosferici fino a 50 cm da terra, seguendo quanto suggerito (XPS fino a 50 cm).
Infine, il nodo pavimento-parete va curato in termini di continuità delle prestazioni. Come evidenziato, la barriera impermeabile orizzontale nel pavimento deve unirsi a quella verticale sulla parete, mentre l’isolante orizzontale (pavimento) deve collegarsi all’isolante verticale (cappotto) senza interruzioni per evitare ponti termici. Anche il nastro di tenuta all’aria/vapore interno va sigillato all’OSB della parete. In questo modo si ottiene un attacco a terra ben isolato e a tenuta, che garantisce protezione dall’umidità, continuità termica e una lunga vita sia alle strutture in legno che a quelle in calcestruzzo.
Conclusione: Sintesi dei Punti Critici
In sintesi, un attacco a terra correttamente progettato per una casa in legno comprende tutti gli strati elencati – fondazione in calcestruzzo armato con rete metallica, vespaio aerato (igloo o ghiaia), barriere anti-umidità (telo vapore e guaina bituminosa), isolamento termico, drenaggi perimetrali, massetto e pavimento – disposti in modo continuo e coordinato. Ciascun componente svolge il suo ruolo: il calcestruzzo fornisce solidità strutturale, il vespaio e i drenaggi mantengono il tutto asciutto, le membrane impermeabili bloccano ogni infiltrazione, l’isolante termico elimina i ponti freddi, e la parete in legno resta protetta e separata dal suolo.
Questo dettaglio richiede cura meticolosa in ogni particolare, poiché da esso dipendono la durabilità e l’efficienza energetica dell’intero edificio. Una posa scorretta (ad esempio interruzione della guaina, legno troppo basso vicino al terreno, isolamento discontinuo) può causare danni anche gravi col tempo – umidità, muffe, marcescenza del legno o elevati consumi termici. Al contrario, un nodo a terra ben eseguito garantisce una base asciutta, isolata e stabile su cui la casa in legno può durare decenni senza problemi, mantenendo ambienti interni salubri e confortevoli.
In conclusione, per i professionisti (architetti e ingegneri) è fondamentale non sottovalutare questo dettaglio costruttivo: esso va progettato con attenzione sin dalle fasi preliminari, coordinando dimensioni, quote e materiali. Come abbiamo visto, esistono soluzioni avanzate (cordoli ventilati, sistemi di ancoraggio dedicati, ecc.) e accorgimenti derivati dall’esperienza in cantiere. Implementando correttamente quanto descritto, dalla guaina orizzontale continua alla fascia drenante esterna, dall’XPS sui 50 cm inferiori alla separazione legno-calcestruzzo, si otterrà un attacco a terra efficiente e duraturo, a prova di umidità e dispersioni. Questo si traduce in edifici in legno più longevi, sicuri ed energeticamente performanti, come richiesto dagli standard edilizi contemporanei.

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